L’ATTIVAZIONE NEUROMOTORIA DELLE PRASSIE

Posted by in Articoli

Gli attuali sviluppi delle neuroscienze confermano alcune teorie dello sviluppo, soprattutto quelle piagetiane, come un fenomeno che procede per fasi, in cui il superamento di uno stadio, si rileva necessario per quello che lo segue. La dimostrazione non è solo scientifica, ma si può constatare ogni giorno, in quanto sempre più bambini presentano fenomeni di disorganizzazione, a causa del cambiamento dello stile di vita. Una condizione attuale, soprattutto dell’infanzia, la quale pone in evidenza un progressivo aumento delle difficoltà di apprendimento del bambino, sempre meno adattato alla richiesta scolastica. Tornando alle giustificazioni neuro – scientifiche, oggi sappiamo che il cervello non dipende solo da un rigido sviluppo genetico, ma è in grado di produrre connessioni influenzate dall’esperienza. Gli studi più recenti sono basati su meccanismi di tipo epigenetico, vale a dire su alterazioni persistenti dell’espressione genetica conseguenti a esperienze precoci. L’esperienza, infatti, favorisce l’efficienza dei circuiti neurali e la conseguente attivazione di funzioni cognitive. Queste caratteristiche della mente infantile, vennero descritte già da Maria Montessori nel suo volume La mente del bambino (1952), prima ancora della nascita delle neuroscienze; queste ultime hanno poi evidenziato come ci sia una “netta” modificazione in età adolescenziale delle funzioni esecutive, sempre grazie all’educazione. Quanto detto, richiama fortemente la teoria dell’organizzazione neurologica di Doman – Delacato, la quale vede come punto di arrivo l’acquisizione delle capacità di pianificazione, autoregolazione e la costruzione di efficaci automatismi operativi. Mettere in evidenza l’importanza del considerare tutte le caratteristiche dello sviluppo del bambino, richiama un altro concetto: quello di personalità bio – psico – operante, da cui si prende atto di come la costruzione di una adeguata base motoria e psicomotoria, serva da appoggio all’esecuzione cognitiva. Uno sviluppo ordinato genera la capacità di tessere insieme aspetti percettivi, cognitivi e motori, attraverso un connessionismo di sistemi dinamici in cui, l’esecuzione di un’azione ordinata (prassia), è il risultato, come già detto, delle sinergie tra le varie strutture della personalità: sistema operativo – cognitivo. Un’organizzazione funzionale, favorita dall’esperienza, che genera una differenziazione funzionale, cioè una capacità di adattamento dell’organizzazione funzionale alla richiesta ambientale. Un elemento visibile di questo tipo di sviluppo è la sequenzializzazione, cioè la capacità di eseguire azioni temporalmente e spazialmente ordinate: non per niente, già Kant definì spazio e tempo “a priori indispensabili”. Al contrario, uno sviluppo disordinato (disprassia) genera una difficoltà nella costruzione delle azioni cognitive, nella loro pianificazione e nella loro regolazione. Tratto fondamentale della condizione disprattica è la lentezza comportamentale, la quale si manifesta nell’avvio (assenza di incipit) e nella lentezza esecutiva. Questa condizione operativa incide sull’autocontrollo del proprio agire, quindi sui processi di autoregolazione, autoinibizione e autocorrezione. Lasciare il bambino in una condizione di disordine, in considerazione di un sistema cerebrale che comunque “tende a procedere”, comporta la costruzione di inefficienti automatismi e quindi la generazione di un processo disprattico pervasivo. Soprattutto in situazione di disordine, di parziali coordinamenti cognitivi, accantonando la possibilità di dispensare dal fare, è necessario un intervento di potenziamento finalizzato a ridare continuità a qui processi esecutivi che si presentano frammentati e interrotti. In una parola sola, è necessario attivare le neuroprassie, ovvero sollecitare le funzioni esecutive, tenendo in considerazione il modello bio – psico – operante.