CONFORMARSI A TUTTI I COSTI

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Quanto tempo impiega un bambino ad adattarsi ai vari ambienti con cui trova ad interagire e ad assorbirne tutte le richieste comportamentali ?

In questi anni, mi sono accorto che i bambini entrano alla scuola dell'infanzia con discreto entusiasmo, non tanto visibile nell'accoglienza, ma piuttosto nel gioco con gli altri compagni, capace di far cadere qualsiasi incantesimo.

Poi si cresce, e a mio vedere questo entusiasmo viene a diminuire, in compenso le condotte migliorano così come l'autonomia giornaliera, con i suoi rituali e le sue routine. 

All'ultimo anno della scuola dell'infanzia,  pare che il lavoro intellettuale svolto, contribuisca ulteriormente a limitare i linguaggi spontanei dei bambini,

certo non per tutti!, ma una buona parte dei bambini mostra sintomi di stanchezza e rifiuto verso forme di attività temporali, quasi a denunciare la sofferenza di dover stare nei tempi. 

Le attività di gioco non sono temporali, anche quando il gioco comporta il saper padroneggiare regole e  capacità relazionali complesse.

In diverse occasioni, ho spiegato come per il bambino sia impossibile distinguere i suoi bisogni naturali legittimi dall'educazione scolastica.

Il bambino è leale e accoglie ogni nostra proposta educativa come il meglio per lui, anche a discapito della sua felicità.

Il suo sistema nervoso non è ancora maturo per rimanere fermo e attento per periodi di tempo importanti, e questo almeno fino ai nove anni di età.

Ma allora come possiamo interessare i bambini senza metterli nel tempo ?, che pare sia il loro primo nemico educativo. 

Il bambino è naturalmente evoluto per vivere nel piacere ( creatività, immaginazione, fantasia ) e solo pian piano nella realtà temporale (compito lavoro). 

Ma sappiamo accogliere noi adulti ridotti nella gioia e nell'entusiasmo la magia dell'infanzia ? dedicargli tempo e attenzione? restando silenziosi ad osservarne le leggi ?

Capità spesso, che siano proprio i bambini più creativi ad essere i più corretti dagli educatori per comportamenti eccessivi, o perchè proprio non ne vogliono sapere di stare nei limiti alle regole educative, preferendo orizzonti più ampi da esplorare al volere dell'insegnante.

A differenda degli adulti che vogliono tutti entrare dalla stessa porta i bambini preferiscono aprire le finestre !

Chi ha ragione ? il bambino o l'insegnante ?

Se riflettiamo sull'aspettativa presente e temporale ha sicuramente ragione l'educatore, che deve raggiungere un risultato misurabile, mentre se si proietta nel futuro lasciando ad ogni bambino il suo tempo di apprendimento e di consolidamento delle facoltà acquisite, probabilmente sarà il bambino alla fine ad uscirne vincitore e non sconfitto dall'adulto.

Penso che ogni bambino in ogni fase di crescita, che sia a scuola o nella famiglia  deve sempre sentirsi vincente e capace, l'autovalutazione che esso fa di sè è già molto precaria e fragile, perchè allora non sostenerla con cuore !

Abbiamo imparato che la scuola è il luogo della valutazione con tutto il terrorismo psicologico ( che oggi colpisce anche le famiglie) sulle incapacità dei bambini di stare nella competizione, spesso etichettati ingiustamente dalla poca competenza educativa.

Non ho mai conosciuto bambini competitivi ma solo bambini che desiderano essere riconosciuti.

La competizione non appartiene all'infanzia, il bambino è amorevole con i coetanei, è generoso e leale. 

I bambini sono angeli, che perdono in fretta le ali per farci entrare una corazza .