Obiettivi

Per noi la ricerca di un obiettivo non è legata al raggiungimento di un risultato o di una valutazione di natura prestazionale, questo arriverà in seguito, quando si passerà all'età della giovinezza.

In questo periodo, quello dell'infanzia dove gli stadi di sviluppo sono così veloci e difficilmente identificabili tra evoluzione e regressione, nessuna misurazione risulterebbe realistica e permanente, anzi lederebbe alla sicurezza del bambino e all'immmagine di sè.

Si parla quindi di aiuti a ….  di facilitare …..  di osservare il …..  

Nulla viene inserito o tirato fuori!!!  Nulla viene programmato prima di aprire la finestra al mattino!

In questi ultimi anni c'è stata molta confusione riguardo la psicomotricità.

Come molte cose quando si presentano non vengono capite, così la psicomotricità ritornata di moda dopo anni di silenzio e cuscini abbandonati negli scantinati delle scuole. 

Infinite sono le scuole di formazione e infiniti gli addetti ai lavori, siamo quasi a cifre di uno psicomotricista a bambino, un pò come è accaduto per l'ordine degli avvocati dove ogniuno di noi ne tiene uno nel taschino pronto all'uso, da cambiare a causa persa.

Tutti abbiamo bisogno prima o poi di un avvocato, come ogni bambino di uno psicomotricista, piuttosto che qualcun altro che finisca con ista e lavori su qualche dis.…. turbo.  

Io personalmente non sono di questo parere, l'essere unano non è una macchina ma qualcosa di nobile da osservare molto più attentamente.

I bambini non sono malati, ma speso abbandonati, non amati e svalutati. 

I loro sintomi sono campanelli d'allarme per noi …..

Ho sentito stupidaggini da chi con un bambino da solo non c' è mai stato !, tirocinanti arroganti, pronti a misurare con il proprio credo ogni scostamento standard.

Non esistono bambini dis che hanno bisogno di un ista ma bambini unici che hanno bisogno di aiuto. 

L'aiuto, arriva solo da chi ha competenza, altrimenti non si aiuta nessuno, nemmeno se stessi, perchè l'aiuto e sempre reciproco. 

Come andare dallo psicoterapeuta dieci anni !!! a cosa serve?  assolutamente a nulla!!!

 Bisogna avere l'umiltà di stare in silenzio, per un bel po di tempo per capire cosa significhi la responsabilità del prendersi cura.

Mai, come in questi ultimi anni ho sentito l'arroganza e l'onnipotenza di chi pensa di saperla lunga sui bambini senza avere mai da un bambino ricevuto un abbraccio o una parola di riconoscenza. 

Affidare la cura dei bambini ad altri bambini creerebbe solo caos.

Non sì può aiutare nessuno a venti anni e neanche a cinquanta solo perchè si è frequentato una scuola.

Bisogna fare molta ettenzione nel saper scegliere le persone a cui affidiamo i bambini, spesso, dietro le professioni di cura si nascondono le peggiori motivazioni. E di esempi ne vediamo quotadianamente.

Una fra tante il bisogno di avere un lavoro!.  L'educazione dei figli non è mai stato un lavoro!!!  ma una responsabilità!!

Gli educatori devono avere il controllo e le qualità dei migliori professionisti, perchè gli cediamo il bene a noi più prezioso.

 

Di seguito alcuni obiettivi,  ovvero quello che la ricerca in materia suggerisce, ma che non ha scoperto nulla sul bambino e la natura umana.

Ogni bambino è un universo per noi misterioso e inconoscibile.

 

 

✩ strutturazione dello schema corporeo ( interiorizzazione e aggiustamento );

✩ vivere il piacere dell’azione con il corpo, sperimentando le proprie potenzialità e quindi perfezionandosi;

✩ favorire il gioco simbolico e, in questo, la relazione con l’altro;

✩ facilitare nel bambino, attraverso il “far finta di..” la presa di coscienza delle proprie capacità e limiti, per consolidare una positiva immagine di sé;

✩ saper rispettare le regole, i tempi e gli spazi;

✩ giochi di regole, necessitano l’accettazione di un codice che dia la possibilità di praticarli in gruppo, giocano quindi un ruolo importante nella socializzazione;

✩ accettare di interrompere una attività e adattarsi ad un ritmo;

✩ accettare di interrompere una presa di parola per ascoltare anche gli altri;

✩ favorire la capacità di ascolto ( funzione di vigilanza );

✩ favorire la fase di distanziazione affettiva per sviluppare il pensiero operatorio;

✩ favorire una maggior capacità di concentrazione in riferimento ad una consegna data secondo il caso, ruolo di rassicurazione, stimolazione, regolazione
per favorire il confronto col problema posto ;

✩ favorire lo sviluppo delle capacità linguistiche, espressive, rappresentative a partire dai vissuti corporei ed emotivi;

✩ sostenere l’autostima del bambino valorizzando ciò che sa fare, riconoscerlo come bambino competente creativo e in grado di esser parte del proprio percorso di crescita;

✩ favorire l’“alfabetizzazione emozionale”: attraverso il gioco i bambini possono dare un senso e un nome alle loro emozioni;

✩ segnalare situazioni di disagio, promuovere interventi educativi, leggere un eventuale andamento disarmonico a partire dai primi traguardi evolutivi cruciali, quale la motricità e la padronanza dei prerequisiti linguistici-relazionali e quindi promuovere l’agio prima che il disagio diventi difficoltà, interferendo poi nella vita scolastica;

✩ fornire uno spazio di sostegno allo sviluppo dell’identità di ogni bambino tra maschile e femminile, tra dipendenza e autonomia, tra emozionalità e razionalità, tra leader e gregario;

✩ sostenere il passaggio dallo spazio motorio (inteso come scuola dell’infanzia) allo spazio cognitivo (inteso come scuola primaria), integrando il piacere dell’azione al piacere di conoscere;

✩ facilitare nell’insegnante una percezione del suo alunno diversa da quella che gliene deriva dalla conoscenza in classe, promuovendo una pedagogia dell’ascolto e dell’accoglienza che facilmente innescherà modelli didattici virtuosi, e fornire agli insegnanti un supporto alla gestione delle dinamiche interpersonali che si sviluppano all’interno dei gruppi classe.