Gioco

E’ sempre stato difficile scrivere una  storia dell’infanzia in quanto i nostri occhi non riescono a vedere oltre il nostro tempo  e il nostro mondo e questo spiega perché quando qua e la se ne trovano le tracce ,è sempre un adulto a raccontare tutto.

Si sa ,quanto sia difficile dare la parola ai bambini, o ascoltare la loro voce del resto il termine infanzia deriva dal latino  età delle vita in cui non si parla o si parla male.

Gioco doppio quello che si instaura tra la presenza suggerita dell’infanzia ,come origine di ogni storia e come mezzo di tradizione  che si perpetua e le assenze e i silenzi che delegano ad altri la propria voce.

Gioco complesso quello che lega una società alla sua infanzia rimescola il tempo attraverso il ricordo di una esperienza passata e l’immaginazione del futuro di come sarà.

L’infanzia è la società, ma non sempre sembriamo accorgercene, anche quando proclamiamo la sua centralità trasformiamo tutto in pedagogia, che è il modo peggiore per prendere sul serio il nostro rapporto con l’infanzia.

Una società che relega il gioco dei bambini ad un modello falso e melanconico è una società che non si ama, che vive di un grado di angoscia e di paura smisurato, che non investe, o peggio strumentalizza l'infanzia.

Si sa infatti, che il legame di una società adulta intesse con le sue giovani generazioni disegna il suo futuro e progetta il proprio mondo. 

il gioco è un bisogno essenziale dell’infanzia, giocando il bambino aumenta la propria agilità, la propria forza e nello stesso tempo apprende, conosce, esplora, comunica, pensa … .

Il gioco rappresenta, pertanto, una sorta di laboratorio in cui egli mette continuamente alla prova le proprie capacità che via via maturano e in cui egli affina schemi di comportamento cognitivo, affettivo e sociale”.

L'intento di questo sito non è di fare un elenco della programmazione o delle attività  di gioco svolte con i bambini, ma raccontarne i significati più profondi in modo naturale senza precontetti e pregiudizi.

Ma solo esclusivamente la realtà ed i bisogni di ogni singolo bambino/a.

Perchè ?

Perchè sono i bambini stessi che, con i loro bisogni propongono il nostro organizzare il gioco negli  spazi e con gli oggetti.

Piuttosto vi informerò su quello che accade, nella mia intenzione e mai su quello che mi aspetto che accada.

Se fosse così osserverei sofferenza e stanchezza invece che gioia ed entusiasmo.

Cercate di capire il senso di questo "metodo" che vuole essere estraneo a qualsiasi scuola di pensiero e credenza dove gli obiettivi sono individuali prima e collettivi di conseguenza, ponendo l'attenzione alla felicità del bambino prima che all'insegnare.

Ogni attività in tal senso risulterebbe morta e stagnante e non arriverebbe mai alla sorgente creativa dei bambini, i quali si annoiano sino alla rassegnazione se persiste la volonta di imporre morale e cultura a tutti i costi.

Dobbiamo abbandonare i pregiudizi che guardano nel libero agire segni di disubbidienza e non rispetto delle regole, perchè non è assolutamente vero, e basterebbe essere presenti per rendersene subito conto.

E' meraviglioso vedere i bambini autoregolarsi ,dialogare e anche discutere animosamente, riconoscendosi di lezione in lezione.

L'osservazione richiede una capacità di fermezza ed umiltà che è il "non giudizio". Quando un bambino gioca, dobbiamo sempre porci in una posizione di aiuto, e mai far sentire il nostro peso culturale o peggio personale-esperienziale.

Il nostro muoverci e pensare  all'interno dello spazio-gioco del bambino, deve liberare a mai caricare di energia soffocante.

I bambini sentono con la pancia ed il cuore le nostre emozioni ed i nostri sentimenti. Possiamo farci carico delle loro emozioni ma mai cedere le nostre.

Questo è molto importante in educazione, piu di una programmazione sterile.