CORRI SALTA LANCIA

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Ogni volta che si compie una azione il bambino si muove con schemi corporei NATURALI e INTUITIVI.
La prima azione è il correre, sempre quando si apre davanti a se uno spazio esplorabile che attrae il piacere della scoperta.
Segue il lanciare gli oggetti per sondare cosa accade senza esporsi a rischi in prima persona ma con la mediazione di un oggetto.
Infine si salta per perdersi e poi ricomporsi all’unita psicofisica.
Sono le azioni che bisogna proporre ai bambini con materiali simbolici, affinchè il far finta di… prenda vita.
Sono molte le figure che si apprestano a insegnare ai bambini l’attività psicomotoria, si passa dalle insegnanti che propongono varie forme di percorsi motori con gli oggetti di base, a insegnanti di educazione fisica, che ampliano il percorso motorio offrendo inoltre l’entusiasmo del movimento e della relazione con il bambino.
Ci sono gli psicomotricisti, che osservano l’azione del bambino dal punto di vista affettivo-emozionale-relazionale.
In venti anni di insegnamento ho callaborato con molte persone: insegnanti di danza, di discipline marziali, insegnanti sportivi, psicomotricisti e psicologi.
Negli ultimi anni ho avuto occasione di seguire bambini con difficoltà varie venendo in contatto con diversi neuropsichiatri.
La conclusione di queste impressioni e confronti mi hanno portato ad assumere un pensiero più filosofico nei riguardi dei bambini.
Tutte queste figure hanno una forte componente egoica nel lavoro con i bambini, e spesso il punto di vista dei bambini non viene preso in considerazione.
Sono due i modi di porsi di fronte al bambino: io sono qui per insegnarti a fare qualcosa, oppure a correggere qualcosa che non va ed userò il mio metodo!
E comprensibile che qualsiasi scuola di formazione professionale includa credo e metodi a cui far fede per non entrare nel caos dell’incompetenza.
Tutta la medicina ragiona in questi termini, frammentando l’essere in parti malate a cui l’esperto farà fronte.
E’ triste che l’essere umano negli anni anni sia stato sotto esame alla stregua di una macchina da corsa.
Ma non siamo macchine, e tutto questo non porterà altro che al fallimento ( autistico, iperattivo, dislessico, ecc. ecc.).
Al bambino non interessa cosa abbiamo da insegnargli o che sapremo eliminare le sue paure e angoscie, per lui è importante che il ricordo dell’esperienza fatta insieme lo aiuti a salvarsi dalla sofferenza della vita e a non arrendersi.
Chi si occupa dei bambini deve osservare oltre, la sua è una grande responsabilità.