IL RICORDO DI SE’

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Ci sono dei momenti in cui la coscienza di un essere umano accede a esperienze passate ?

Queste esperienze che arrivano dal passato personale, familiare e collettivo quali informazioni ci portano ?

E’ possibile che che ogni singola evoluzione non possa essere indipendente dalle esperienze passate, e che quindi si debba lavorare per portarle alla luce ?

Nella nostra quotidianità queste domande possono non avere senso perché riguardano 

il nostro mondo interiore  e sottile, ma possiamo dire che lo stesso valga per il bambino?.

Come già accennato negli articoli precedenti il mondo interiore per il bambino è molto più sensibile di quello di un adulto, infatti il suo sentire è molto più sviluppato, perché ancora la mente del bambino non è condizionata dall’esperienza.

Avete mai osservato i bambini giocare ?  Vi siete accorti, di come i bambini non giocano per raggiungere uno scopo a differenza nostra, ma hanno momenti di isolamento  di silenzio e di immobilità, come catturati da una immagine fuori dal contesto.

Lewis Carroll lo chiama lo specchio di Alice, ossia il portale per accedere ad un altro mondo.

Qualcun altro lo chiama il sesto senso o intuizione, o ricordo di sé, per capirci è il mondo invisibile che sentiamo ma che non è possibile vedere fisicamente.

Ricordiamoci che i bambini appartengono al nostro mondo, ma molto probabilmente arrivano da un altro mondo che possiamo chiamare dello spirito, dove non vigono le leggi della materia e del tempo e dell’uomo.

 

 Una malinconica nostalgia di quel mondo ci invade, soprattutto da bambini, una nostalgia che porta tristezza e silenzio, e che comunica  alla nostra anima.

Una forma di dialogo tra anima e spirito, una presenza che possiamo anche chiamare Angelo ( nella letteratura occidentale) o Demone ( nella letteratura orientale)e che è sempre presente in noi.

Come se il modo da cui arriviamo non voglia lasciarci soli, come se l’evoluzione di ognuno di noi non possa proseguire singolarmente, ma debba salvare tutti e se stesso.

Capita a tutti, di voler rompere con il passato, con figure violente e dannose, ed è naturale volersene liberare, senza chiedersi il perché di quella dura esperienza.

Lo stesso vale per la malattia, possiamo vederla come una ingiustizia o come un insegnamento.

Io penso che quello di cui vogliamo liberarci se non capito e affrontato molto probabilmente ricadrà sui nostri figli. 

Ecco allora che quel mondo ben chiaro al bambino può essere la sua salvezza e la sua felicità, quello specchio necessario a capire la rotta da imporre alla vita, perché ogni eroe porta con se la tristezza e la gioia  di voler un giorno ritornare a casa.