Articoli

PRIGIONE PER IL CORPO GABBIA PER LA MENTE

La scuola fa male quando diventa un luogo di confine, dissociato dalla realtà. Quanti bambini si svegliano sofferenti nell’animo al solo pensiero di trascorrere il quotidiano scolastico.


Si può facilitare il naturale sviluppo di ciascuno, si possono non usare libri, voti, compiti e schede, si può rompere quel sempiterno sodalizio che purtroppo lega l’apprendimento alla noia. Insomma si possono fare molte cose se, innanzitutto, si crede che sia importante farlo.

Dopo questa esperienza possiamo asserire che l’unica cosa che non si possa fare nella scuola è insegnare senza apprendere dai bambini.

Niente voti, ma colori, che indicano se il bambino ha già raggiunto l’obiettivo o ha bisogno di lavorare ancora. La valutazione è fatta dagli insegnanti, dai genitori e dai bambini. Sì, proprio da loro, che prendono molto seriamente questo compito. Alla fine si ha un quadro dell’apprendimento del bambino, utile per personalizzare la didattica.

Niente libri? Ebbene sì: anche dal quel punto di vista il maestro parte dall’esperienza diretta, per poi costruire egli stesso dei libri. Con i soldi risparmiati il maestro compra strumenti come il microscopio o lo stereoscopio. 

Tamagnini racconta la sua esperienza in giro per l’Italia, ai colleghi che vogliono ascoltarla per realizzare una nuova scuola, partendo dal basso, dagli insegnanti!

la scuola, sia implicitamente con una certa didattica, sia esplicitamente con i voti numerici, comunica che l’errore è una cosa da evitare, un passo falso da correggere, o meglio, da rimuovere velocemente (basti pensare all’assurda esigenza di avere dai bambini scritte perfettamente corrette durante la fase di apprendimento della scrittura, probabilmente per avere dei bei quaderni ordinati da mostrare a casa) senza dare tempo di riflettere sulle condizioni che lo hanno determinato. Una situazione di imbarazzo sociale dal potere ansiogeno. L’equazione scolastica che va per la maggiore è: un errore, un voto in meno.

Inoltre la valutazione coinvolge, in momenti diversi, più soggetti (insegnanti, studenti e famiglie) e, pertanto, deve riconoscere a ciascuno di essi uno spazio di riflessione. Su questo piano dobbiamo prestare attenzione ai bisogni in gioco: insegnanti e genitori attraverso la valutazione si “misurano” reciprocamente e per farlo condividono, più o meno consapevolmente, un linguaggio, degli strumenti e delle finalità. 

Lascia un commento