Gimbutas descrive nella sua opera la struttura simbolica dell’Antica Europa, dove predominavano manifestazioni spirituali sia per la figura della grande Dea partenogenetica che per la celebrazione della vita. Marija scoprì che i popoli arcaici utilizzavano un complicato simbolismo religioso, che la forma femminile rifletteva la centralità delle donne nella vita culturale e religiosa. Le immagini di Dee femminili e Dei maschili, sia antropomorfi che zoomorfi, esprimevano una partecipazione sacra nei grandi cicli naturali di fertilità, nascita, morte e rigenerazione, dove la concezione del tempo era intesa in modo ciclico e non lineare.
Questa civiltà non conosceva l’uso delle armi, pur avendo già sviluppato la metallurgia. Gli insediamenti erano posti in pianura e lungo i corsi d’acqua; nelle sepolture non vi erano distinzioni di rango: se ne deduce quindi che fosse una società tendenzialmente egualitaria.
Il Grande merito di Gimbutas è di aver riportato alla luce la presenza femminile nella visione del sacro.
Nelle Domus de Janas possiamo osservare come il simbolismo decorativo rappresenti l’unione tra le forze maschili e quelle femminili nel processo di trasformazione evolutivo della civiltà neolitica (V- IV secolo A.C.) Vi possiamo leggere nella diverse realizzazioni funerarie come l’uomo e la donna incarnati si accostino l’uno all’altra.